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di Altavilla è di chiara etimologia e risulta composto
dall’aggettivo alta che precede il sostantivo villa,
con evidente riferimento alla collocazione del primitivo abitato
medievale. Con decreto regio del 14 dicembre 1862 vi è
poi aggiunto l’aggettivo Irpina.
Il centro abitato, grazie alla posizione strategica del luogo,
si forma con molta probabilità in età altomedievale:
il suo carattere urbano doveva così rispondere alla
morfologia degli altri centri che si arroccavano e si aggregavano
intorno ad un nucleo fortificato.
Come Altacauda l’originario castrum è storicamente
attestato nelle cronache della prima metà del secolo
XII registrate da Falcone Beneventano, testimone oculare degli
avvenimenti di quegli anni, quando viene conquistato dall’esercito
normanno guidato da Ruggero II. Al momento della conquista,
signore del borgo fortificato è un certo Raone de Fraineta,
cui seguono nel possesso i discendenti Ruggiero, Riccardo
(1171), Rao (1182) ed Emma, quest’ultima citata in un
documento federiciano del 1232 quale signora assoluta del
paese, che proprio durante il suo governo feudale inizia ad
essere riportato nei documenti col toponimo di Alteville.
Ad ereditare le terre altavillesi saranno poi Nicola Drago
ed alcuni componenti della famiglia francese dei Bagot. Passato
nel 1284 al milite Angaraimo de Assoumville, durante l’inverno
del 1315 il feudo è venduto dal Demanio Regio a Bartolomeo
I de
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Capua,
Gran Protonotario del Regno, la cui famiglia ne amministrerà
ininterrottamente le rendite feudali fino al 1792, anno della
morte senza eredi del conte Bartolomeo VI de Capua.
Dotata di una nuova struttura nell’amministrazione civile
ed aggregata come università regia alla Provincia di
Principato Ultra, Altavilla nel 1799, con l’instaurazione
della Repubblica Partenopea, subisce saccheggi e depredazioni
con l’invasione di truppe francesi. La restaurazione
borbonica porterà poi alcuni altavillesi a partecipare
ai moti rivoluzionari di quegli anni, tra cui Feliciano Orlando,
condannato al carcere e all’esilio.
Ai moti liberali del 1848 la partecipazione dei cittadini
del luogo è ancora più massiccia e si organizza
intorno a Domenico e Giuseppe Bruno, Pellegrino Vassallo e
Giovanni Salerno. Con la campagna garibaldina del 1860, il
Regno di Napoli è annesso al resto dell’Italia
unificata. Ma ciò porterà ben presto ad una
serie di reazioni filo-borboniche anche nella media valle
del Sabato: tutto il circondario subirà, infatti, il
triste fenomeno del brigantaggio per la presenza stabile di
bande sanguinarie, fra cui si segnala quella guidata dall’altavillese
Donatino Bruno. Solo qualche anno più tardi il paese
inizierà la sua ripresa economica, dedicandosi ai suoi
compiti civili e amministrativi in seno alla più ampia
compagine dello Stato unitario anche grazie alla scoperta,
nel 1866, di importanti giacimenti di zolfo |