| Il Museo
Civico di Altavilla Irpina, inaugurato nel 1997, è
allestito nella cripta della Chiesa Collegiata dell’Assunta,
dove sono ospitati i numerosi reperti antichi che ci consentono
di ripercorrere la millenaria storia dell’importante
centro irpino, posto a confine fra le province di Benevento
e Avellino. La decisione di creare ad Altavilla un Museo Civico
trae però origini lontane. Una prima raccolta di reperti
archeologici è iniziata ad Atavilla Irpina negli anni
immediatamente successivi al terribile sisma del 1980 che
sconvolse l’intera provincia di Avellino, durante i
lavori di scavo eseguiti dalla Snam anche in ambito comunale
per il passaggio del gasdotto Italia-Algeria. Si aggiunsero
sempre negli anni Ottanta del secolo scorso altri materiali
archeologici frutto di donazioni private che andarono a formare
una prima raccolta che vide parte dei reperti esposti in alcune
vetrine collocate nei locali di Palazzo Caruso, sede della
Biblioteca Comunale, grazie soprattutto all’interesse
del suo direttore Raffaele Sarti e del dipendente comunale
Giuseppe Sabatino. La raccolta fu in un primo tempo indirizzata
esclusivamente ai reperti archeologici, ma ben presto la collezione
venne arricchita da elementi lapidei di età medievale
e da altre piccole ma significative donazioni private. Ma
è grazie all’iniziativa del Comunedi Altavilla
Irpina che si concretizza la possibilità di realizzare
un vero e proprio Antiquarium con l’intervento per il
recupero archeologico dei reperti tessili dalle sepolture
e dall’ossario ubicato sotto la cripta della Chiesa
Madre di Altavilla |
|
in occasione
dei lavori di restauro del monumentale edificio gravemente
danneggiato dal terremoto del 1980. In questo luogo, adibito
ad uso cimiteriale fino al 1840 e noto come “Terra Santa”
e formato da una serie di celle disposte intorno ad uncorridoio
centrale, si trovavano sia un ossario con migliaia di resti
ossei sia gruppi di semplici bare lignee disposte a filari
orizzontali. Dai corpi dei defunti, mummificati naturalmente,
senza un’identificazione e quindi senza generalità
anagrafiche, gente comune (contadini, artigiani, piccoli commercianti),
senza storia, appunto, furono recuperati dalla prof.ssa Lucia
Portoghesi e dalla sua equipe di esperti del settore una cinquantina
di abiti e di completi di adulti (femminili, maschili) e di
bambini risalenti ad un periodo compreso tra il 1790 e il
1840, oltre a numerosi frammenti tessili miracolosamente scampati
alla distruzione provocata di solito dagli acidi della decomposizione.
Il recupero portò anche al ritrovamento di numerosi
reperti metallici, tra i quali medagliette devozionali, orecchini,
crocette e bottoni antichissimi, fibbie, monete, numerosi
i lacerti tessili (reti, nastri, broccati, lampassi, cotonine
stampate, tessuti in canapa e lana). A questo punto, vista
la singolarità ed il valore storico dei reperti raccolti,
che potevano essere considerati unici nel loro genere (i completi
risultavano essere relativi a un periodo assai poco noto della
storia del costume popolare attraverso documenti reali, ma
conosciuto solo dall’iconografia fornita da stampa e
disegni) venne |